L’importanza della figura paterna nella vita di un figlio

Il padre è una figura essenziale nella crescita del figlio, è un rifugio sicuro, una base su cui costruire le esperienze relazionali.

La sua importanza da un punto di vista psicologico non è mai venuta meno ma il suo ruolo è cambiato nel tempo.

Nel passato era spesso una figura autoritaria, distaccata o assente nel percorso di crescita dei figli.

Un padre era colui che educava attraverso i comandi e le punizioni.

Chi non ricorda la tipica frase materna:

”Se non la smetti, stasera  lo dico a papà!”

E così i bambini avevano paura del padre che, con le sue sgridate e i suoi castighi, creava sensi di colpa e ansie e spesso, lontananza affettiva.

Oggi il tempo del padre-padrone è finito.

Oggi i papà ci sono, sono figure presenti nella vita dei propri figli, e cercano e si impegnano per aiutarli a crescere.

I padri di oggi sono più disposti al dialogo e al contatto fisico, da subito vogliono esserci, emotivamente e con presenza.

E ci sono ai corsi pre-parto, per sostenere la compagna e per essere pronti quando assisteranno alla nascita “dal vivo”.

Il papà moderno si lascia coinvolgere emotivamente dai figli, coccolandoli, accarezzandoli, giocandoci insieme e mostrandosi per quello che è.

Un aspetto questo che ormai diamo per scontato, ma che non lo era nel passato.

Basti pensare che nei primi anni del 900 i pediatri consigliavano ai padri di non toccare i neonati, delegando alla mamma tutta la cura, ma anche la responsabilità.

Grazie alla parità dei ruoli la sua figura si è evoluta.

La figura paterna ha scoperto un ruolo diverso in ambito familiare, complice l’emancipazione femminile.

Oggi sono moltissimi i padri che si occupano di accompagnare i bambini a scuola, aiutarli a fare i compiti, portarli dal pediatra e a fare sport, contribuendo così alla formazione dei figli.

Il papà non aiuta la mamma, il papà è genitore e figura fondamentale quanto lei.

E’ vero che nei primi mesi di vita è la mamma che si occupa principalmente del bimbo, vivendo con lui un rapporto simbiotico.

Questo perché hanno trascorso 9 mesi insieme e hanno potuto imparare a sintonizzarsi, a sentirsi e a conoscersi.

Per il papà questo non è possibile. Certamente stabilisce un primo contatto con lui attraverso le carezze sulla pancia della mamma, parlandogli amorevolmente “da fuori”.

Ma il primo vero incontro per loro inizia con la nascita.

Il padre con rispetto e in silenzio fa un passo indietro, per lasciare il giusto spazio alla relazione mamma-figlio.

Ma quando Lei è stanca, Lui subito accorre e, soprattutto nella fase di addormentamento, i papà possono essere una risorsa immensa.

E neanche hanno il seno per calmare il bambino, ma se la cavano egregiamente.

Ricordo che mio marito era un aiuto prezioso per calmare i mal di pancia dei nostri figli.

Li metteva sul suo braccio a pancia in giù

E loro si affidavano a quella cura,ricevendo amore e tenera dolcezza e si calmavano all’improvviso tanto da addormentarsi.

E io li osservavo e mi arrivava una sensazione bellissima di forza, empatia e coraggio (da cor-agio, agisco con il cuore)

Penso che non deve essere facile per un uomo, passare dall’essere marito, con un rapporto esclusivo con la compagna a essere padre e dover condividere il suo tempo con un altro esserino che attira e sposta su di sé tutte le attenzioni

Ma i padri dei nostri tempi sanno aspettare.

Aspettano il momento giusto in cui intervenire per aiutare il proprio figlio a sopportare e superare il distacco dalla fase simbiotica con la mamma (intorno ai 2 anni)

In questa fase di scoperta del mondo, il padre diventa simbolo di sicurezza, lo scudo protettivo, il sostegno materiale ed emotivo.

Per questo va aiutato e sostenuto per esserci, perché quando la figura paterna è assente, debole o non disponibile, il bambino può sentirsi spaesato e vulnerabile.

Tra i 7 e i 10 anni il padre aiuta a distinguere il bene dal male, l’obbedienza dalla disobbedienza.

In questa fase i bambini imparano attraverso l’esempio che le figure genitoriali gli trasmettono.

Un papà gentile ed educato insegnerà che questa è la giusta modalità per relazionarsi con il mondo esterno.

Tra i 10 e i 18 anni ovvero la fase dell’adolescenza è una guida che affianca senza schiacciare, che è presente senza opprimere.

Una figura che accetta le sfide dell’età e il distacco verso l’autonomia, ma sempre con una mano pronta per riaccogliere e sostenere.

Il padre è un Archetipo, ben radicato nell’inconscio collettivo.

L’archetipo è un concetto appartenente alla psicologia analitica sviluppato dallo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung.

Dal greco archè, modello, principio e typos, primitivo, originario.

E’ un processo psichico delle culture umane perché esprime i modelli elementari di comportamento derivanti dall’esperienza umana in tutti i tempi.

Incarnano così depositi di esperienze ripetute continuamente per generazioni

L ‘Archetipo del padre rappresenta colui che attraverso il filtro della ragione e delle regole è percepito come una figura meno accomodante, rispetto all’archetipo della madre che, essendo la fonte di nutrimento simboleggia il dare senza ricevere, quindi figura più accogliente e amorevole nell’immaginario inconscio.

Tant’è vero che il NO di un padre incute simbolicamente più timore rispetto a quello materno

Nella vita di ogni giorno le caratteristiche materne e paterne possono coesistere nella stessa persona o addirittura invertirsi con madri paterne e padri materni

Ma in ognuno di noi si celano sia l’archetipo del padre che della madre.

Il primo aiuta a fare chiarezza sulle cose che ci circondano, a osservare il mondo attraverso la logica, portando luce nel caos.

La madre invece simboleggia le forze intuitive, apparentemente caotiche, le risorse interiori e l’emotività, fungendo da tramite tra conscio e inconscio.

La madre insegna l’importanza dell’amore come esperienza totalizzante, il padre insegna ad amare se stessi e a relazionarsi con il proprio Sé, favorendo il senso di autonomia.

Se i due archetipi sono in equilibrio è possibile allora riconnettersi alla propria autenticità.

E essere autentici vuol dire essere se stessi sempre, dire la propria verità sempre, con amorevole gentilezza ma anche con forza.

Senza padre l’amore diventa fusionale, senza madre diventa egocentrico.

Quindi un eccesso di paterno può portare a un individualismo marcato, una visione della vita troppo razionale e, lineare.

Un eccesso di materno interiorizzato ostacola invece la maturità, mantenendoci bambini fusi con la madre, bisognosi di protezione

Questo ci fa capire quanto sia importante per una crescita sana del figlio avere genitori ben consapevoli del ruolo che stanno ricoprendo e l’importanza di fare il possibile, con i limiti umani, per essere il miglior esempio possibile per i figli.

Quindi diamo sostegno e considerazione anche ad un papà dopo la nascita di un figlio, chiediamogli come sta, se desidera condividere le emozioni i dubbi e le preoccupazioni che inevitabilmente sta vivendo.

Nella parola PAPA’ c’è tanta forza, ma anche dolcezza e presenza.

Il desiderio più grande per un papà è quello di proteggere i propri figli, di insegnargli ad amare, di trasmettere il coraggio, la voglia di sognare e il senso della bellezza della vita.

Accettando il figlio in ogni sua manifestazione, sostenendolo nei momenti di crisi che la crescita porterà, evitando i giudizi e abbattendo ogni stereotipo di genere, per fa si che la propria personalità possa uscire nella sua pienezza.

Dipti

Sono nata 46 anni fa sotto il segno della Bilancia. Felicemente Sposata e mamma di tre meravigliosi figli. Psicologa dell’età evolutiva, Educatrice della scuola dell’infanzia. Counselor Olistico e facilitatrice in Costellazioni Familiari Master in corso in Play Therapy Sono convinta che ogni essere umano nasca con una missione, un dono speciale, un talento. E se hai la fortuna e l’opportunità di vederlo, coltivarlo e riconoscerlo in Te, allora cercherai di portarlo nel mondo per condividerlo e donarlo agli altri, mettendolo al servizio… Il mio talento è quello di portare gioia, amore e nutrimento nella vita dei bambini, entrando con rispetto nel loro mondo, fatto di magia e purezza. Per questo motivo ad un certo punto della mia vita ho sentito l’esigenza di intraprendere un percorso di crescita personale per guarire le mie ferite ed acquisire una maggiore consapevolezza ed essere per loro un canale di luce. Dipti significa proprio questo, è un nome sanscrito che vuol dire “colei che dona bellezza, amore, luce”. Ed proprio questa luce che porto nella vita dei bambini, riconoscendone ed onorandone l’unicità, per riempirli di amore per la vita. Ricordo loro quanto siano meravigliosi ed unici e lo faccio attraverso il gioco e la libertà di essere se stessi senza giudizio. Sono convinta che un giorno questi semi di consapevolezza potranno contribuire alla creazione di un mondo “più a misura di bambino”. contatti: cellulare: 338-9721632 mail: laura.scarfagna75@gmail.com

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